Ritardo nella diagnosi di ictus al Pronto Soccorso: riconosciuta la responsabilità della struttura sanitaria
Quando un paziente si presenta in pronto soccorso con sintomi neurologici improvvisi, la tempestività della diagnosi e del trattamento rappresenta il fattore decisivo per limitare i danni cerebrali e migliorare la prognosi. Ogni ritardo nella valutazione clinica può tradursi in una perdita irreversibile di funzione neurologica. È quanto emerge da una recente decisione del Tribunale di Bari che ha accertato la responsabilità di una struttura sanitaria per la gestione non adeguata di un episodio di ictus ischemico, riconoscendo il diritto al risarcimento in favore degli eredi del paziente nel frattempo deceduto.
Perché il paziente si rivolse a Iuremed
Il paziente si rivolse ai professionisti della rete Iuremed dopo aver riportato gravi esiti neurologici in seguito ad un accesso al pronto soccorso avvenuto nelle prime ore del mattino per la comparsa improvvisa di sintomi compatibili con un evento cerebrovascolare acuto.
Secondo quanto riferito dal paziente e successivamente ricostruito nel corso del giudizio, nelle ore immediatamente successive all’ingresso in ospedale non venne effettuata una valutazione neurologica tempestiva né furono eseguiti con la necessaria rapidità gli accertamenti diagnostici indispensabili per confermare o escludere la presenza di un ictus.
Proprio questo ritardo nella diagnosi e nella presa in carico specialistica costituì il presupposto dell’azione risarcitoria promossa dal paziente, il quale riteneva che una gestione più rapida e conforme ai protocolli avrebbe potuto ridurre significativamente la gravità degli esiti neurologici riportati.
Le condizioni cliniche del paziente
All’epoca dei fatti il paziente era un uomo di mezza età affetto da diabete mellito in terapia insulinica. L’accesso in pronto soccorso avvenne a causa della comparsa improvvisa di disturbi della deambulazione e di deficit di forza agli arti di sinistra, sintomi che rappresentano segnali tipici di un possibile evento ischemico cerebrale.
Nonostante questo quadro clinico suggestivo, il paziente rimase per diverse ore in osservazione senza un adeguato monitoraggio neurologico e senza l’immediata esecuzione degli esami diagnostici necessari per la diagnosi differenziale dell’ictus.
Solo successivamente furono eseguiti accertamenti più approfonditi e il paziente venne trasferito presso un’altra struttura ospedaliera, dove fu formulata la diagnosi di ictus cerebrale ischemico.
L’evento determinò esiti neurologici molto gravi. Il paziente riportò infatti una significativa emiparesi sinistra con importante compromissione dell’arto superiore e limitazioni della deambulazione, possibile solo con l’ausilio di bastone, oltre alla perdita delle abilità motorie fini della mano.
Le responsabilità individuate dai consulenti tecnici
Nel corso del giudizio il Tribunale dispose una consulenza tecnica d’ufficio per valutare la correttezza della gestione sanitaria.
Dalla ricostruzione operata dai consulenti emerse che la condotta dei sanitari non risultava conforme alle linee guida che regolano la gestione dell’ictus in fase acuta.
In particolare, i consulenti hanno evidenziato come:
- non sia stata effettuata una tempestiva valutazione neurologica del paziente;
- vi sia stato un ritardo nell’esecuzione degli accertamenti diagnostici fondamentali, tra cui la TC encefalo;
- non sia stato predisposto un adeguato monitoraggio neurologico durante le ore di permanenza in pronto soccorso.
Secondo il CTU, se il paziente fosse stato gestito secondo i protocolli previsti per l’ictus ischemico e trasferito con maggiore rapidità presso una struttura dotata di stroke unit, gli esiti neurologici avrebbero potuto essere significativamente meno gravi.
Il ritardo diagnostico e terapeutico è stato quindi ritenuto causalmente rilevante nell’aggravamento delle conseguenze neurologiche riportate dal paziente.
L’evoluzione della malattia e il decesso del paziente
Dopo l’evento ischemico il paziente affrontò un lungo percorso riabilitativo, ma gli esiti neurologici rimasero gravemente invalidanti.
A causa delle condizioni cliniche conseguenti all’ictus gli venne riconosciuta l’invalidità civile totale con necessità di assistenza continua, non essendo più in grado di svolgere autonomamente molte delle attività quotidiane.
Nel corso del procedimento giudiziario il paziente decedette per cause non direttamente collegate all’evento ischemico, motivo per cui l’azione risarcitoria è stata successivamente proseguita dai suoi eredi.
La decisione del Tribunale
Il Tribunale di Bari ha ritenuto condivisibili le conclusioni della consulenza tecnica d’ufficio, accertando la responsabilità della struttura sanitaria per la gestione non conforme ai protocolli clinici del paziente in pronto soccorso.
Secondo la sentenza, il ritardo diagnostico e terapeutico ha determinato una perdita di chance di recupero neurologico e un aggravamento degli esiti invalidanti riportati dal paziente.
Per tale ragione il giudice ha condannato la struttura sanitaria al risarcimento dei danni subiti dal paziente, riconosciuti agli eredi iure hereditatis a seguito del decesso intervenuto nel corso del giudizio.
Il valore della tempestività nella gestione dell’ictus
Il caso conferma quanto sia determinante la rapidità dell’intervento sanitario nella gestione degli eventi cerebrovascolari acuti.
Le linee guida internazionali sottolineano da anni che il trattamento dell’ictus è strettamente dipendente dal fattore tempo: ogni minuto di ritardo nella diagnosi e nel trattamento può comportare la perdita irreversibile di milioni di neuroni.
Quando tali protocolli non vengono rispettati, il ritardo nella diagnosi può trasformarsi non solo in un danno sanitario gravissimo per il paziente, ma anche in una responsabilità giuridica per la struttura sanitaria chiamata a rispondere delle conseguenze di una gestione clinica non adeguata.










