Omessa diagnosi di HPV ad alto rischio per mancata esecuzione di PAP Test

La signora Laura si è rivolta a Iuremed dopo un percorso clinico complesso che ha portato, purtroppo, alla diagnosi tardiva di un carcinoma della cervice uterina.

La vicenda clinica

Già nel 2010 la paziente si era sottoposta a controlli ginecologici che avevano rilevato la presenza di un piccolo mioma. Successivamente, nel 2017 e nel 2019, si era nuovamente rivolta allo stesso ginecologo, ricevendo esclusivamente referti ecografici privi di indicazioni anamnestiche e, soprattutto, senza alcuna proposta di Pap test, nonostante l’ultimo fosse stato eseguito ben sette anni prima.

Nel novembre 2019 un Pap test, finalmente eseguito presso altra struttura, rilevava alterazioni cellulari sospette (H-SIL). Solo nel 2020 arrivava la conferma della positività per HPV 16 ad alto rischio e la successiva diagnosi istologica di carcinoma cervicale, che costrinse la paziente a sottoporsi ad isterectomia radicale con linfoadenectomia bilaterale e successivi cicli di radioterapia e brachiterapia.

Il ruolo del Pap test e delle lesioni ad alto rischio

Il Pap test rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione secondaria, capace di individuare precocemente lesioni precancerose del collo dell’utero. In particolare, le alterazioni cellulari classificate come HSIL (lesioni squamose intraepiteliali di alto grado) sono strettamente correlate a infezioni da HPV ad alto rischio, come i genotipi 16 e 18, principali responsabili della progressione verso il carcinoma cervicale. La diagnosi tempestiva di tali lesioni consente di intervenire con trattamenti conservativi, evitando che la malattia evolva in forme invasive che richiedono interventi radicali e altamente demolitivi.

Le conclusioni del CTU

La consulenza tecnica d’ufficio ha accertato che:
– nel 2017 il ginecologo avrebbe dovuto proporre un nuovo Pap test, dato il lungo intervallo dall’ultimo esame e la presenza di fattori di rischio;
– anche nel 2019, di fronte a una TC che mostrava una porzione cervicale ingrandita e disomogenea, avrebbe dovuto richiedere approfondimenti (Pap test, colposcopia, isteroscopia);
– la mancata indicazione a tali esami ha determinato un ritardo diagnostico di circa due anni, che ha inciso sull’evoluzione clinica, conducendo la paziente a un trattamento demolitivo molto più invasivo rispetto a quanto sarebbe stato necessario in uno stadio precoce.

Il CTU ha stimato un danno biologico permanente del 18%, oltre a periodi di inabilità temporanea legati al ricovero e alle terapie oncologiche.

Il risarcimento

Grazie al supporto dei professionisti Iuremed, la signora Laura ha potuto dimostrare la responsabilità sanitaria per l’omessa diagnosi tempestiva e ottenere un risarcimento commisurato al danno subito, sia sotto il profilo fisico che psicologico.

👉 Se anche tu hai vissuto un’esperienza simile di ritardo diagnostico o responsabilità medica, contatta il nostro numero verde 800 931194: un team di esperti medici e legali valuterà gratuitamente il tuo caso.

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