L’ errata gestione di una pancreatite post ERCP causa il decesso della paziente
Gli eredi della signora Angela si sono rivolti a Iuremed spinti dal bisogno di comprendere le ragioni di una tragedia che, a loro avviso, non doveva accadere. Angela, donna di 87 anni, era stata ricoverata presso l’Azienda Ospedaliera di B. per essere sottoposta a una procedura endoscopica – l’ERCP – volta a trattare una calcolosi del coledoco, complicanza frequente nei soggetti già sottoposti a colecistectomia.
Il quadro clinico e la decisione del ricovero
La paziente, nel periodo precedente al ricovero, aveva sperimentato numerosi episodi di colangite ricorrente, febbre elevata e dolori addominali. Gli accertamenti diagnostici – tra cui TAC e colangio-RM – avevano confermato la presenza di calcoli nel tratto biliare, rendendo necessaria l’esecuzione di una ERCP con papillo-sfinterotomia.
L’ERCP è una procedura considerata ad alto rischio, soprattutto nei pazienti anziani e con patologie pregresse. Una delle complicanze più gravi e temute di questo intervento è proprio la pancreatite acuta post-ERCP, che, se non riconosciuta e gestita tempestivamente, può evolvere in sepsi e shock settico, come purtroppo accaduto alla signora Angela.
Le criticità della gestione clinica e gli errori sanitari
La consulenza tecnica d’ufficio disposta dal Tribunale di B. ha evidenziato una lunga serie di omissioni e condotte non conformi alle buone pratiche mediche. I consulenti hanno innanzitutto segnalato che durante l’ERCP non furono utilizzate alcune manovre protettive – come il filo guida, il doppio filo guida o il pre-cut precoce – che avrebbero potuto prevenire la pancreatite post-operatoria. Inoltre, non fu previsto l’inserimento di stent pancreatici, altra misura raccomandata in soggetti a rischio.
Le carenze però non si fermarono alla fase procedurale. Dopo l’insorgenza dei primi sintomi di pancreatite, la paziente non ricevette un trattamento antibiotico adeguato e tempestivo. I CTU hanno ritenuto incongrua e ritardata la terapia farmacologica, e segnalato la mancanza di profilassi farmacologica pre-ERCP con FANS, misura ormai consolidata nella prevenzione di complicanze post-operatorie.
Gravi anche le lacune diagnostiche successive: nonostante l’aggravarsi del quadro clinico con comparsa di febbre, dolori addominali e vomito biliare, non fu mai ripetuta una TAC addome, né si tentò alcun intervento chirurgico conservativo (come drenaggi o lavaggi peritoneali), nonostante l’indicazione fornita dai rianimatori.
La gestione della crisi emodinamica, la ritardata ventilazione assistita e la scarsa comunicazione con i familiari completarono un quadro di evidente disorganizzazione clinica. I CTU hanno ricondotto il decesso della paziente alla sequenza patologica innescata dall’errata gestione della pancreatite acuta, affermando la sussistenza di un nesso causale tra l’omissione sanitaria e l’esito letale.
Il riconoscimento del diritto al risarcimento
Grazie al supporto tecnico e legale offerto da Iuremed, gli eredi della signora Angela hanno potuto affrontare il giudizio con piena consapevolezza delle responsabilità coinvolte. Il Tribunale di B. ha riconosciuto la responsabilità dell’Azienda Ospedaliera per la cattiva gestione del caso clinico e ha condannato l’ente sanitario al risarcimento dei danni.
La vicenda della signora Angela è l’ennesima conferma di quanto la qualità delle cure, la tempestività delle diagnosi e l’aderenza alle linee guida siano fondamentali nella tutela della salute. Ma è anche la dimostrazione che, di fronte a un errore sanitario, è possibile ottenere giustizia. Ed è proprio questo il compito che Iuremed ha assunto con determinazione: trasformare una sofferenza in un riconoscimento legittimo e dovuto.


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