Perdita dell’occhio per mancata diagnosi di recidiva di carcinoma della congiuntiva
Veronica (nome di fantasia) si è rivolta a Iuremed dopo aver vissuto un drammatico percorso sanitario culminato nella perdita del proprio occhio sinistro, conseguenza di una diagnosi tardiva che avrebbe potuto – con maggiore attenzione – evitare un esito tanto devastante.
La patologia e gli interventi subiti
Nel giugno 2018, Veronica si era sottoposta a un intervento di asportazione di una neoformazione congiuntivale presso un ospedale napoletano. Il referto istologico, consegnato pochi giorni dopo l’intervento, rivelò la natura maligna della lesione: carcinoma squamoso infiltrante.
Nei mesi successivi, la paziente si sottopose spontaneamente a una serie di esami radiologici (risonanza magnetica e TAC) presso centri diagnostici privati, che tuttavia non rilevarono alcun residuo patologico. Purtroppo, pochi mesi dopo, la malattia si ripresentò in forma più aggressiva: nel febbraio 2019 fu necessario un nuovo intervento, questa volta molto più demolitivo, consistente nell’exenteratio orbitae, ossia la completa asportazione del contenuto orbitario.
Le complicanze più frequenti e il quadro clinico
Il carcinoma squamoso della congiuntiva è un tumore raro, generalmente a lenta progressione e con scarso potere metastatico, ma con un’alta percentuale di recidive locali se non viene completamente asportato. Quando la recidiva interessa le strutture profonde dell’orbita, l’unica possibilità terapeutica resta purtroppo la rimozione totale del globo oculare.
In casi come quello di Veronica, un’adeguata sorveglianza post-operatoria e un’attenta valutazione radiologica possono fare la differenza tra la conservazione e la perdita della vista.
Le responsabilità individuate dal CTU
La Consulenza Tecnica d’Ufficio ha ricostruito l’intera vicenda clinica, rilevando profili di colpa professionale sia nella gestione ospedaliera sia nella refertazione diagnostica successiva.
In particolare, i consulenti hanno sottolineato che:
– dopo il primo intervento non furono eseguiti accertamenti radiologici di approfondimento nonostante la diagnosi istologica di carcinoma;
– i successivi esami RM e TAC, eseguiti presso due diversi centri, mostravano già segni evidenti di residuo neoplastico, che però non vennero riconosciuti;
– tali omissioni diagnostiche hanno ritardato la scoperta della recidiva, rendendo inevitabile un intervento distruttivo che, con una diagnosi tempestiva, avrebbe potuto essere evitato.
Secondo i CTU, la condotta dei sanitari e dei centri diagnostici non fu conforme alle buone pratiche cliniche, e le mancanze nell’anamnesi e nella lettura delle immagini rappresentano violazioni della diligenza professionale.
Il danno residuato
A seguito dell’intervento, Veronica è oggi affetta da anoftalmia sinistra, ossia la completa perdita dell’occhio, con conseguente disabilità visiva, difficoltà di percezione spaziale e un grave danno estetico.
Il danno biologico permanente è stato stimato nel 21%, anche in considerazione dell’assenza di una protesi oculare efficace e dell’impatto psicologico connesso alla mutilazione.
La tutela con Iuremed
Grazie all’assistenza dei professionisti di Iuremed, Veronica ha potuto accertare le responsabilità sanitarie e ottenere il giusto risarcimento per la perdita subita.
Se anche tu o un tuo familiare avete vissuto un’esperienza simile, contatta il numero verde 800 931 194 per ricevere una valutazione gratuita del tuo caso e conoscere i tuoi diritti.


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